CERTIFICATI DI TRASFORMAZIONE




Artegiro @
SETUP contemporary art fair 2014

23 - 26 Gennaio
Bologna, Autostazione
Piazza XX Settembre, 6



CERTIFICATI DI TRASFORMAZIONE - THE NICK OF TIME

Salvatore Calì
John Phillips




l'installazione certificati di trasformazione a Set Up è in (vedi mappa in fondo) :
area 24:                  paolo carandini salvatore calì luciana perin giulio rimondi
area hortus:
            josephine telfer & john phillips |above the sound of many voices, video 
area set up pass:    daphne cazalet fragmented ripples


“ Questo spazio e tempo per l’invenzione e la creazione del nuovo può avvenire solo
passando per una dislocazione e dissociazione dal presente piuttosto che solo da una critica del presente.
Solo se il presente si rompe, fratturato dagli interventi del passato e le promesse del futuro,
il nuovo può essere inventato, accolto e affermato.”(1)
 
Certificati Di Trasformazione – The Nick Of Time:
 
attesta l’abbandono / trasformazione del presente e del passato da partedell’artista .
propone una sperimentazione in corso piuttosto che una soluzione conclusa. afferma e manifesta che l’arte crea il futuro inventandolo.








a cura di Renata Summo O'Connell direttore artegiro contemporary art
 
(1) Grosz, E. A. The nick of time: politics, evolution and the untimely. 2004 Allen& Unwin, Australia
Outline


clikka sul link seguente per scaricare il book  > Artegiro @ SetUp 2014



piccola rassegna stampa

equilibriarte






rassegna on line La Videoperformance_2013


La video opera Lavacri è ospite della seconda edizione della rassegna on line La Videoperformance a cura di Art Web Gallery, centro d'arte contemporaneo on line.

 

Salvatore Calì. Lavacri, 2013. Still video.





 

ALEXO ATHANASIOS
SALVATORE CALI'
DAVIDE BELLOLI
IGINIO DE LUCA
ELISABETTA DI SOPRA
FRANCESCA LOLLI
CHIARA MAZZOCCHI
GIULIANO STURLI

 

 

 

 

 

 


testo a cura di Gilda Da Pozzo
 

In data 3 Maggio 2013, verrà inaugurata dall'Art Web Gallery una rassegna d'arte mediale con autori selezionati, creatori di opere d'arte con le nuove tecnologie di comunicazione. Il nostro interesse principale per queste esposizioni on line, è quello di evidenziare i migliori autori nel panorama artistico italiano e oltre, creando in questo modo una raccolta di opere che potranno essere studiate nel loro linguaggio espressivo e nelle metodologie tecniche. Queste opere d'arte immateriali nate nel Postmoderno, hanno la possibilità di espandersi oltre la staticità materiale ricomponendosi formalmente come opera-evento su schermi digitali, potenzialmente presenti per la visione in ogni luogo per tutti gli interessati all'arte contemporanea.
Di questi autori presenti, abbiamo scelto per dare inizio alla mostra l'artista Elisabetta Di Sopra, con la sua videoperformance Legàmi. Come un'odierna Valie Export, la performer si presenta seduta e nuda con un enorme cuore depositato sulle gambe; l'azione inizia con la cucitura sistematica dell'organo che, in breve tempo viene catturato dentro una matassa di fili aggrovigliati.
La conoscenza e il senso vero dell'azione qui viene celato, forse nasconde la sua volontà di catturare e tenere per sè una passione o un desiderio di origine sentimentale. Bella e forte è la performance anche se l'immagine video rimane troppo fissa e immobile.
Nell'opera di Iginio De Luca, dal titolo Se penso a quel giorno 1974 – 2011, l'artista presenta una sua regressione nei ricordi del passato, un ritorno alla sua infanzia ricreata con una voce cantilenante da bambino. Come nelle famose azioni psicofisiche di Arnulf Rainer, con i suoi ritorni alla condizione prenatale, De Luca lo ripropone in modo estroverso, un ritorno alla sua prima giovinezza, alle prime esperienze di innamoramento. La videoperformance è piacevole nell'espressione verbale e bene impostata in tutta l'azione, anche se la ripresa è statica e sfiora la video-documentazione.
Con la video-opera dal titolo Lavacri, l'artista Salvatore Calì ripropone l'acqua come specchio e sdoppiamento di sé. Qui Narciso viene totalmente ignorato, il reale riflesso è sfuggente, quasi incomprensibile. L'artista lateralmente si sporge con la volontà di entrare in simbiosi con l'acqua, la natura, ma nell'apparire riflesso, una perturbazione increspa la superficie, l'immagine è sfrangiata, il volto è indefinibile nei suoi tratti somatici. Il video ha nella trasparenza dell'acqua la sua bellezza. Nell'azione e nella ripresa si percepisce la ricerca minimale di Calì, nello sforzo di strutturare un sottile e intimo dialogo estetico ai limiti della percezione.
Il video di Chiara Mazzocchi dal titolo Human Alienation, è stato realizzato a Berlino città dove l'artista ha vissuto ed operato. Il video è composto da scatti fotografici tramutati in scansioni video, dove è confermata simbolicamente una condizione di incomunicabilità. Nel cortile, nella strada o nella cameretta, dove sul letto la performer indossa una lunga calza che le copre il volto, è evidente la condizione di disagio e solitudine. Il video è ben realizzato nella scelta fotografica e nel ritmo narrativo; l'artista è giovane e inizia un percorso con delle difficoltà, che dovrà superare per riuscire ad emergere nell'ambito dell'arte contemporanea.
Davide Belloli, con il suo video Today I've lost my mind, riflette sulle mutazioni culturali impresse dalla tecnologia. Il volto dell'artista in modo sistematico subisce delle trasformazioni, forse biologiche, mentre nel sottofondo una voce cita alcune teorie del sociologo canadese Marshall McLuhan. Riprendendo dei temi culturali degli anni Settanta, Belloli ripropone nell'odierno i pericoli e le virtù insite nei nuovi media di comunicazione, indicando con la sua significativa opera che il mezzo va dominato con la conoscenza e la cultura.
Nel video di Francesca Lolli dal titolo Ossessione della giovinezza, vi è rappresentato uno dei maggiori tormenti del vivere umano, soprattutto nel mondo femminile ossessionato dall'eterna giovinezza e dai richiami all'ultima moda della sottocultura pubblicitaria. L'azione è intensa nelle scansioni del volto e nella ripetizione ossessiva del gesto delle mani, dove senza posa cerca di spalmarsi una crema di bellezza o altri prodotti di cosmetica. Anche se il video è breve, l'opera è costruita in modo sobrio in tutte le sue parti strutturali. L'artista avrà un buon futuro creativo esprimendosi con la videoperformance.
Nel video di Athanasios Alexo, dal titolo Dove sei? l'artista scruta e cerca qualche cosa, forse una farfalla appoggiata sul muro o altro. Il bianco e nero con un ticchettio sonoro in sottofondo dà forza ai primi piani del volto; prima con il viso in primo piano e successivamente con i particolari, soprattutto con l'occhio che scruta dallo schermo. Alexo è un giovane artista di origine greca, le capacità creative espresse in questo breve esempio performativo sono accettabili; nelle prossime opere mediali lo attenderemo incuriositi ed interessati alla sua evoluzione artistica.

Nella videoperformance Concerto Notturno del 1979, Sturli si presenta con una bendatura nera sugli occhi; sulle dita delle mani sono legati dei lunghi chiodi che, mossi rapidamente si scontrano con dei materiali aguzzi e pericolosi stesi sul pavimento, come bottiglie rotte e pezzi di ceramica taglienti. L'artista inginocchiato muove le sue dita artigliate cercando un casuale contatto con i vetri; l'azione e la complessità dei suoni sembra che comunicano uno stato d'animo, forse una arcana e indecifrabile sonorità proveniente dalla sollecitazione dei materiali. 


 

LAVACRI
HD 16:9 2"36'_ 2013

Lavacri è una video performance che nasce da un incontro e da semplici azioni, tra un abbeveratoio e il mio desiderio di entrare in relazione con esso e con le immagini che per suo natura riflette in se stesso. Ogni relazione così come ogni incontro può avere un carattere sacro che ci porta a fare esperienza di una dimensione della vita che è fondante e della quale noi umani ne siamo un riflesso, un’immagine; lavo e purifico la mia immagine immergendone il riflesso nell’acqua così come meta-fisicamente le mani. L’acqua come metafora esistenziale, un continuum spazio temporale di eventi.
Immersi in questo straordinario flusso di informazioni sotto la forma dei più svariati stimoli sensoriali ed emotivi, viviamo la nostra realtà come spettatori o agenti ma questo inevitabilmente ne perturba il flusso creandone di nuovi sui quali specchiarsi.
Lavacri fa parte di una serie di video performance, dove sono interessato al rapporto fra paesaggio e uomo e come questo venga modificato dalla consapevole presenza umana.
Un incontro tra paesaggi esteriori e paesaggi interiori dove le “azioni” sono ridotte al minimo, il movimento e quindi il tempo è quello della natura evidenziano quell’invisibile esistere che è fonte e nutrimento della nostra esistenza.
 

Salvatore Calì 

 

vedi su vimeo

pagina evento facebook
pagina facebook Art Web Gallery

 



























per SAVE THE BEAUTY




Il 21 marzo 2012 parte il Progetto nazionale SAVE THE BEAUTY | TARANTO CHIAMA ITALIA > ITALIA RISPONDE ideato e curato dalla Galleria ROSSOCONTEMPORANEO di Taranto.
È un progetto artistico in sinergia tra realtà operative differenti, nato per testimoniare il proprio NO al rischio di appiattimento del Sistema Cultura in Italia, a causa di una politica poco attenta alle potenzialità di un settore che invece dovrebbe essere trainante e motivo di ricchezza per la nostra economia.




contributo per SAVE THE BEAUTY, courtesy l'artista e Magazzino Formide (SR)



comunicato stampa evento - Magazzino Formide (SR)







 link progetto   SAVE THE BEAUTY

fuoriposto



una ricerca sul luogo e il fuori luogo e sul come oltrepassare entrambi
an investigation around place and out-of-place and how to trespass both.


artegiro @ Arte Padova 2012











SHAPESHIFTER




La convinzione che ci sia un legame energetico che stringe corpo umano e contesto ambientale in un connubio inestricabile è alla base di molta parte del lavoro di Salvatore Calì, in cui il corpo (il suo) perde confini e si disperde nella natura, “rivestendo” di pelle umana cascate, alberi, luoghi propulsori di un’energia ancestrale…
(dalla presentazione in catalogo di Marco Trulli per la personale Shapeshifters, nel contesto di timeless | senza tempo, progetto curatoriale di Renata Summo O’Connell - Artegiro Contemporary Art, Montefiascone (Viterbo), 2012)



Shapeshifter (colui che muta forma) è il termine con il quale nelle culture sciamaniche dell'America centro meridionale vengono indicati quelle persone, dai poteri straordinari, capaci di mimetizzarsi completamente nel paesaggio assumendone le sembianze fisiche.

In occidente, con tale termine, vengono indicate quelle persone capaci di portare cambiamenti significativi nella società in cui vivono, ruolo svolto, a mio avviso tra l’altro, dall’Arte.

Il progetto Shapeshifter consiste in una serie di autoritratti nei quali tento, tramite la tecnologia digitale – che ci ha trasposti per sua intima natura, dal mondo materiale dell’atomo al mondo immaginifico dei quanti, e attraverso metodiche da camera oscura digitale, con stratificazione di immagini e informazini in un’unità di tempo e luogo -, di fondermi con il paesaggio divenedo altro da me, confrontandomi così, intimamente, con gli elementi che lo costituiscono, rocce, erbe, alberi, luoghi.



piave (giugno duemilaundici). stampa digitale su dibond. 75x50cm. 2011




























VAI ALLA GALLERIA > SHAPESHIFTER

Shapeshifter



 Artegiro Art Gallery Montefiascone (VT)



La vita come esercizio insieme biologico e visionario all’interno della natura in Shapeshifter, la scelta di Calì di connettersi con il suolo, le piante, le rocce, coincide anche con il collegarsi ad un progetto di conoscenza universale dinamico e in evoluzione. Il suo distacco dalla tradizone occidentale che interpreta o esamina la natura, inizia invece un dialogo che è allo stesso tempo contemplazione performativa aprendo tra l’altro nuove modalità per immaginare il discorso artistico.

Renata Summo O'Connell 
estratto dalla presentazione in catalogo del progetto curatoriale timeless | senza tempo




 

l'esplorazione (e l'esplosione) dell'invisibile

di Marco Trulli



La convinzione che ci sia un legame energetico che stringe corpo umano e contesto ambientale in un connubio inestricabile è alla base di molta parte del lavoro di Salvatore Calì, in cui il corpo (il suo) perde confini e si disperde nella natura, “rivestendo” di pelle umana cascate, alberi, luoghi propulsori di un'energia ancestrale. Pensa sostanzialmente ad un mondo fatto di piccole storie brulicanti, di singole persone, come fantasmi o ologrammi, rimasti intrappolati per un eterno momento in uno spazio, diventandone irrisolubilmente parte. Siamo parte di una concezione esplosa di geografia, i luoghi ci sopravvivono ma noi ne provochiamo, con la nostra presenza, mutamenti sensibili o irreparabili, per cui ne diveniamo parte, continuando a portarceli dentro a nostra volta. Ed è proprio questa visione che determina la sua azione, tutta diretta a materializzare l'invisibile, a dare corpo e immagine all'aria, a ciò che sta in mezzo tra gli uomini e il mondo. Questa invisibilità è campo dell'esperienza di Calì, è la distanza che l'artista cerca di colmare attraverso azioni “gentili” e di riconoscimento nei confronti della natura stessa (come ad esempio in Holographic touch e in altri video). 
La volontà di esplodere una visione geografica convenzionale porta l'artista a sperimentare nuove tecnologie in grado di espandere la visione di ciò che ci sta attorno, ampliando l'orizzonte visivo e ricostruendo una vicinanza sensibile ai luoghi. Tutto ciò avviene nel disegno, che“è sempre superiore alla realizzazione per la qualità del desiderio che esprime*” e che qui si manifesta quale mezzo in grado di elaborare una geografia immaginaria che consente all'artista di interiorizzare i luoghi e di tradurli in texture di linee, forme naturali costruite su ossessioni lineari. C'è un processo di astrazione e di sintesi che Salvatore Calì intende portare in atto nei suoi disegni, nel tentativo di una ricostruzione simbolica dell'universo partendo dall'accostamento maniacale di punti e di linee che, messe le une vicine alle altre, disegneranno una dimensione magica di una nuova geografia.
Testo in catalogo.
*G. Di Pietrantonio, Flash Art» n. 152 ott./nov. anno 1989, p. 103
Marco Trulli è un curatore e un critico interessato in arte contemporanea. 


intervista con salvatore calì 

di renata summo-o’connell


1. Aspetti della tua produzione artistica sembrano particolarmente interessati alla tua stessa figura inserita nello spazio reale, in contesti naturali intendendo per ciò spazi aperti dove non esistono tracce dell'insediamento urbano. Potresti commentare o sviluppare questa osservazione spiegando possibilmente i motivi per questi parametri che suggeriscono una metodologia ed un sistema di idee?
 
R. Mi interessa la volontà di comunicare una particolare visione del mondo, ed essa inevitabilmente parte da me, dalla mia persona per confluire poi, tramite l’azione-opera nella coscienza collettiva e nello spazio del reale. Il mio amore e il dialogo-contatto con la Natura inevitabilmente entrano nel mio fare, credo che per l’uomo occidentale, in questo contesto storico pregno di forti cambiamenti, sia necessario che riporti il suo centro in se stesso e nella natura. Sto meditando e agendo un progetto, dove il corpo non è più quello mio ed è inserito in contesti urbani, questi ultimi nella mia visione sono “natura naturata” ci pre-esistono e hanno memoria dei nostri effimeri passaggi.
 
1bis. Esiste il rischio di saturazione nella pratica artistica che si concentra sul corpo stesso dell'artista?
 
R. Il corpo è l’interfaccia della “coscienza agente” nella materia è parte fondante di ogni azione, non credo sia possibile la saturazione nella pratica artistica in quanto, è quel mezzo che la permette.
 
"Ogni fiore è segno d'amore" sequenza fotografica dalla performance io sono qui
Pic by Giuseppe Ranocchiari
2. Vi sono artisti non contemporanei che hanno particolare rilevanza nel tuo percorso artistico e nel tuo lavoro attuale e perché? Esistono artisti viventi che svolgono un ruolo simile o altro ruolo?
 
R. Hanno rilevanza nella mia ricerca più le correnti artistiche che i singoli artisti, diciamo che ho punti di riferimento d’ispirazione che in questo momento della mia ricerca sono importanti, come Joseph Beuys del quale mi piace molto il suo lavoro in “Difesa della Natura” e il suo essere uno sciamano-artista. Di Marina Abramovich che dire, ricordo che da piccolo dopo aver visto una sua performance con Ulay ho praticamente deciso di praticare l’arte. Mi piace Bill Viola perché ha la capacità di indurre, nei suoi video e installazioni, stati contemplativi e spirituali. E altri come Gina Pane, Andy Goldsworty, Luigi Ontani, in particolare mi va di citare Marko Pogacnik artista e geomante sloveno che negli anni 60 ha co-fondato il gruppo concettuale OHO di Lubiana con il quale ho studiato e collaborato a progetti di arte per la Terra.

2bis. Che valore ha la tradizione artistica per te? esistono istanze di continuità per te e se sì in che senso?

R. Possiamo dire che non esiste continuità nella vita che procede per salti quantici? Credo che la tradizione artistica è qualcosa che è legato al DNA delle culture e delle persone che ne siano coscienti o no, in tal senso tutta la “tradizione artistica” è in ciascuno di noi e questo ne fa la continuità, è tutta lì in un punto del mio presente pronta a parlarmi.
 
3. Che importanza hanno i dibattiti contemporanei attuali nel campo dell'arte internazionale per te?
L'ambiente artistico italiano- se ciò esiste secondo te - occupa una rilevanza maggiore per te ed il tuo lavoro rispetto a quello internazionale? Quali sono i motivi dell'una o l'altra posizione?


R. Se tutto ciò serve a far crescere il granoturco allora è buono, direbbe un curandero andino, personalmente aggiungerei: per crescere, il grano, non ha bisogno solo di acqua ma anche di amorevoli cure.
Credo che il luogo e il “clima” culturale che frequenti e vivi influenza per risonanza (empatia) la propria visione che a sua volta influenza il tuo spazio vitale e il tuo agire. Sicuramente uno sguardo oltre i propri orizzonti aiuta a comprendere meglio se stessi, le proprie relazioni e il luogo in cui si vive.
pic by Giuseppe Ranocchiari
3bis. Sei solo o ti senti tale nella tua ricerca artistica? un artista deve essere solo?
 
R. Non riesco a pensarmi isola -anche se isolano lo sono di nascita-, mi piace relazionarmi con altri artisti e con la loro ricerca, cercando in questo un accrescimento. A volte un’improvvisa ispirazione nasce semplicemente da una frase che mi è stata detta. Quando sento solitudine è perché sto guardando troppo fuori da me. La vita è piena di incontri.
4. La critica d'arte oggi svolge un ruolo particolarmente potente rispetto ai mercati: quanto vera o meno è questa affermazione per te?
 
R. Il mercato è importante in quanto, nell’attuale società, non abbiamo altre metodiche per potere continuare a produrre il proprio lavoro, così la critica d’arte, a mio avviso, ha assunto un forte ruolo in quanto è capace, per sua natura di indirizzare il gusto e l’interesse, e in questo processo a volte si dimentica di qualcosa o qualcuno.
 
4bis. Qual'è il tuo rapporto con la critica? e con la ricerca? hanno valore ? che tipo di ricerca un artista dovrebbe svolgere?
 
R. Oddio, penso che un artista responsabile e cosciente sa di dare il suo contributo al “linguaggio del mondo” che è personale e condivisibile allo stesso tempo. Considero il lavoro del critico come un importante ruolo propedeutico e di “traduzione” alla comprensione allargata dei linguaggi dell’arte.

5. Esiste una relazione tra arte e società nella tua visione? In altre parole se il contesto politico/sociale conta per te, cosa vorresti che la tua arte producesse ad un livello pubblico?
 
R. Preferirei parlare della relazione tra arte e vita, in quanto la società e la politica sono presenze “ovvie” nel mio vissuto di uomo occidentale. Ricerco la relazione tra le cose, interessandomi più alle vicinanze che alle distanze. Credo che l’arte mostrata e vissuta ha necessita e non può fare a meno di entrare in relazione con il sociale e il politico, almeno come responso-abilità verso la biosfera di cui siamo parte. Mi piacerebbe che il mio fare d’arte producesse un nuovo e un diverso sguardo sul mondo, un allargamento della coscienza personale e sociale.
 
5bis. L'arte dovrebbe essere una ricerca personale o collettiva? ha senso che un artista abbia un manifesto? non vi è il rischio che perda di vista un cammino più squisitamente autentico?
 
R. Di mio non amo molto i manifesti o le adesioni, credo che essi sono necessari a volte per mettere ordine, consolidare o dare forza a un impulso di ricerca nascente. Per me l’arte è ricerca personale, che è costantemente in contatto con una mente collettiva, - il campo morfogenetico, questo campo di informazione è stato teorizzato dal biochimico e filosofo Rupert Sheldrake -, al quale tutti contribuiamo creativamente dando e ricevendo informazioni, in tal senso ogni contributo “all’Informazione” è un percorso personale e squisitamente autentico.
 
performance io sono qui. Pic by Giuseppe Ranocchiari
6. Sembri privilegiare film(meglio forse utilizzare la parola video?), fotografia e disegno - hai considerato altri media o multimedia nella tua espressione e quali sono i motivi per la tua scelta?
 
R. Nella mia prima mostra (1987) ho usato una fotocopiatrice Xerox per produrre immagini che erano ricerche e sperimentazioni nel campo performativo e della poesia visiva, successivamente un amico mi ha fatto notare come tutti i mezzi da me usati sono in qualche modo legati alla luce, anche nei disegni, cerco di plasmare, modulare campi di luce, essa in qualche modo è una costante. Ogni mezzo che uso è funzionale all’idea intuita, e alla mia capacità di relazionarmi creativamente e tecnicamente con esso, per adesso sono a mio agio con i mezzi che hai elencato.
 
6bis. Si vedono raramente decadenza o bruttezza o textures che non sono evidentemente belle nella tua arte finora - se concordi potresti spiegarne il motivo e se ritieni altrimenti potresti commentare a riguardo?
 
R. Sono un “devoto alla Bellezza”, per citare Antonio Presti. Saper vedere ed essere capaci di mostrare la bellezza là dove apparentemente sembra assente, è un compito di conoscenza e una sfida, credo, che tutti noi dovremmo affrontare, io per primo, e questo non può non riflettersi nella mia visione estetica.

7. Spesso nel tuo contesto di immagine disegnata, il corpo umano non appare suggerendo la nozione che il tuo disegno sia destinato a svolgere un compito particolare nella tua produzione artistica : è così e perchè?
 
R. Nei miei disegni il corpo è presente come gesto che produce il segno, così come sono presenti, pensiero, intuizione, casualità e controllo. L’atto del disegnare è una necessità che mi conduce spesso in stati di contemplazione e di percezione profonda ed è (e in diversa misura anche con gli altri mezzi che utilizzo) come se creassi mondi, non faccio altro che far si che essi si manifestino sulla pagina, come il collasso della forma d’onda che diviene particella, atomo, materia, vita, emettendo energia.
 
7bis. Nel tuo percorso artistico vi è stata un’apparente interruzione considerevole: potresti parlare di quale sia -se vi fosse- la differenza principale tra il primo periodo di produzione artistica e l'attuale periodo?
 
R. Sentivo che qualcosa mancava al mio lavoro, e così per otto anni sono andato alla ricerca, lontano da mostre, gallerie e dal fare. Mi sono fiondato verso l’esplorazione di me stesso, ho fatto esperienze con sciamani, geomanti e maestri spirituali, e man mano che procedevo mi accorgevo come queste esperienze avessero fondamenti nel mondo reale dell’immaginazione, erano come performance, potevi in qualche modo modellare le tue esperienze e sentire dentro profondamente e nel tuo corpo quanto potessero essere reali. Ora, osservando il mio lavoro con il necessario distacco ci vedo una continuità, una sua evoluzione, ora conosco e riconosco l’importanza dell’invisibile del trascendente nel mio lavoro. Era quello che cercavo. 



Per scaricare il catalogo completo andare a | To download catalogue go to:
http://www.artegiro.com/public/news/allegati/timelesscataloguepdf.pdf 

copies available contacting artegiro: artegirofineart@gmail.com


 

timeless

| senza tempo
21/4 – 21/7 2012



“le azioni producono un effetto anche se nessuno le riceve.“
“acts have their effects even if no one receives them.” 
elizabeth grosz*



salvatore calì, "il sognatore" (fiume Piave, giugno 2011) dalla serie shape shifter, stampa digitale su dibond.


































salvatore calì  "shapeshifter"   21/4 - 5/5   vai alla gallery
 

daphne cazalet  "fragmented ripples"   12/5 - 3/6 


mahony kiely  "aftermath"   9/6 - 30-6  


anita matell  "becomings"    7/ 7 - 21/7



curator: renata summo-o’connell 

vernissage:
sabato 21 april 6.30pm

opening hours:
thur - fri- sat:10-12.15 / fri -sat 16- 19.00

aperitivo con gli artisti | meeting with the artists 
salvatore calì       sabato 21/4  6.30pm (with the artist’ performance/con performance dell’artista "io sono qui")
daphne cazalet   sabato 12/5  7.00pm
mahony kiely       sabato  9/6  7.00pm
anita matell         sabato  7/7  7.00pm







@artegiro galleria corso cavour 119 01027 montefiascone italy
+393472972848 | +39 07611701341 | www.artegiro.com

 


progetto per "Canicola" 16:9 5' video in loop
Timeless | Senza Tempo è investigazione nel momento passato, presente, futuro, nell’incisione che la trasformazione produce irrompendo nel tempo, nella realtà percepita, il cui punto di partenza è la ricerca della filosofa contemporanea Elizabeth Grosz, un riferimento importante nel lavoro curatoriale ad Artegiro.
Per portare oltre questo dialogo, si è voluto confrontare lo spettatore provocando una risposta alla domanda di Grosz stessa: che effetto producono le nostre vite, le nostre azioni? E se nessuno le ricevesse?

Salvatore Calì ( Italy ), Daphne Cazalet ( India/ Uk ), Mahony Kiely ( Australia ), Anita Matell ( Sweden/ France ), gli artisti coinvolti in questa discussione, questionano la percezione della nozione stessa del tempo. Le quattro istallazioni propongono in modo audace differenti nozioni della vita stessa, del tempo e della trasformazione, aprendo una discussione etica di azione e effetto.

La vita come esercizio insieme biologico e visionario all’interno della natura in Shapeshifter , la scelta di Salvatore Calì di connettersi con il suolo, le piante, le rocce, coincide anche con il collegarsi ad un progetto di conoscenza universale dinamico e in evoluzione. Il suo distacco dalla tradizione occidentale, che interpreta o esamina la natura, inizia invece un dialogo che è allo stesso tempo “contemplazione performativa”, aprendo tra l’altro nuove modalità per immaginare il discorso artistico.

Continuità e lacerazione in un processo di trasformazione linguistica e culturale in Daphne Cazalet, complicano ulteriormente una riflessione postcoloniale che apre piuttosto uno squarcio postcoloniale. Fragmented Ripples è un’ esplorazione della diaspora indiana ma anche un tentativo di sviluppare un nuovo linguaggio con nuovi segni e nuovi tempi, reinventando l’ estetica tradizionale, rappresentando uno straniamento che propone nuovi strumenti espressivi e nuovi contesti.

In Aftermath , Mahony Kiely coltiva la complessità della realtà in quanto “accadimento” circostanziale, nei suoi diversi piani di azione, strato dopo strato, catturando, nel contesto drammatico del fenomeno naturale dell’incendio, l’esplosiva energia di sopravvivenza dove il “bushfire” australiano, dissotterra, letteralmente, nuove possibilità per l’artista non solo di rapportarsi al territorio e le sue comunità, superando la tentazione di ricostruire, ma piuttosto di continuare una decostruzione che apre la strada a nuovi contesti.

Becoming
di Anita Matell è una ricerca dolorosa e spietata nella trasformazione, attraverso un’ istallazione introspettiva che investe lo spettatore ad un livello molto profondo. Delicatamente in alcuni casi, quasi brutalmente in altri, Matell affronta il processo del cambiamento stesso, dove il prospetto aristotelico della trasformazione dal più basso livello di potenzialità al più alto stadio di attualità, si sviluppa in un “devenir” Deleuziano, per poi deviare verso una riflessione molto personale, al cui centro e’ la donna, riflessione sul “divenire” compreso come “provenire”, nel senso di appartenenza e desiderio di appartenenza.

Timeless| Senza tempo
presenta film, fotografia, scultura, pittura, terreno, sabbia, materiali carbonizzati, musica nelle varie istallazioni che sono potenti quanto effimere: la pittura di alcuni artisti direttamente sulle pareti della galleria per esempio e/o il lloro uso di sabbia e altri materiali deperibili, scompariranno quando le istallazioni saranno smontate. Il desiderio di essere trasformati in quanto parte della fatica stessa ormai condivisa, in questo senso viene esteso come un invito allo spettatore, in equilibrio tra azione e suo effetto, proprio come si voleva.




* interview with elizabeth grosz by robert ausch, randal doane and laura perez members of the found object editorial colllective, usa. 












Piccolo Poema della Creazione - Cosmogonia


in principio era il Punto. Adimensionale.
Origine sospinta fuori da sè - emerse dalla non dimensione per essere Manifestazione.
nacque così Linea. Ella esplorando se stessa diede vita a Forme - generatrici di suoni.







linee all'infinito, 2011
GRAAL, 201











un attimo prima o dopo l'inizio, 2011

vescica piscis, 2011



Attraverso la tecnica primaria del puntinismo, ricerco l'epifania di propabili forme archetipe generatrici. un "piccolo poema della creazione".






video rassegna online 2VIDEO



Con il titolo TRANSITI il video Holographic Touch, a sentimental action for the Piave River è stato selezionato da Cecilia Guida, insieme al video di Marco Torcolacci Traduzione, per la rassegna trasversale di video d'artista online 2VIDEO nel portale undo.net, è un progetto che abbina ogni settimana due nuovi video d'artista accomunati da una parola, producendo ulteriori slittamenti di senso. Una rassegna in progress dal 2007 aperta al contributo di più curatori. 













































un cuore per la Piave











Due anni fa ho conosciuto Salvatore Calì ed è stata subito amicizia e profonda stima. Questo siciliano smisurato, bonario e un po' narciso, è capace di comunicare con semplicità e eleganza i moti profondi dell'animo e di sfiorare con delicatezza il mistero della vita su questo piano di esistenza. Mistico e sensuale, compagno ideale di una buona bevuta come di un sincero confronto alla ricerca delle Verità Ultime Salvatore ha ripreso da alcuni anni il suo percorso artistico.
Il rapporto con la Piave è nato insieme alla nostra amicizia, ci siamo trovati molte volte a passeggiare, ammirare e dedicare i nostri migliori pensieri al fiume sacro e sacrificato, sfruttato e imbrigliato. Due anni fa abbiamo trovato, dopo un momento di meditazione per la Piave, un cuore magistralmente disegnato dal calcare su un sasso verdazzurro. Questo è stato il seme da cui è nata la performance di Salvatore a Fagarè.
 
"Un cuore per la Piave" è al tempo stesso un'opera, una performance e un gesto di grande nobiltà d'animo. Materialmente è il disegno ad inchiostro micropigmentato di un cuore composto da centinaia di bolle, quasi fosse comparso dalla schiuma. Il gesto rituale ideato dall'autore lo ha trasformato in un dono al fiume: la sua carta di cotone è stata scelta per potersi facilmente sciogliere in acqua in modo da diffondere tra le molecole elementari del flusso del fiume sacro, del corso della Vita stessa, un segnale di risveglio dell'umanità all'intelligenza del cuore, all'uso dell'Amore incondizionato che è dono libero ed espressione di vera umanità.

Testimoniare la scelta di un essere umano che riesce a distaccarsi da una sua creazione per affidarla alla dissoluzione è stata una grande lezione: c'è ancora speranza per la nostra specie. Sono fiero di aver assistito all'inizio di una nuova fase creativa di Salvatore Calì, che sarà originale senza cedere al narcisismo autoreferenziale perchè è sostenuta da un profondo e disinteressato amore per la Sapienza e la Verità.

Francisco Merli Panteghini



Azione Ambientale eseguita il 5 giugno 2011 durante il " Laboratorio Creativo Residenziale ArtePiave2011 " Fagarè (Treviso).






foto di Andrea Berto, Dagmar Trinks e dell'autore